Appunti di viaggio dalla Sicilia: 100% antimafia

Da Alberto Elia e Antonella Martini, docenti della II O dell'Istituto Tecnico Majorana di Grugliasco.

Nella vita di insegnante ci sono pochi momenti in cui si è assolutamente certi di aver fatto la cosa giusta. Sul treno di ritorno da Palermo dopo venti ore di viaggio d’andata e altrettante che ci attendono per il rientro c’è il tempo per ripercorrere le tante tappe di questo viaggio, di questo progetto, e sentire viva la sensazione di aver colto nel segno, di aver raccolto più di quanto fosse nelle più rosee previsioni. Più che nelle decine di uscite precedenti con gli studenti, si è visto il gruppo farsi squadra, essere lì ad ogni incontro con la voglia e la pazienza di ascoltare per ore, con attenzione , con rispetto, tutte le persone incontrate. Tutti abbiamo colto che gli interlocutori sono stati scelti bene, con cura, con dedizione fra persone motivate. Che avessero vent’anni o più di settanta non aveva importanza. Percepivamo di ricevere tempo prezioso, di assaporare storie e vissuti, che trasudavano passione. Ci sono giorni che valgono mesi, volti che non si scordano, persone vere da tenere negli occhi e nel cuore, pagine da scrivere e pagine già scritte, silenzi commossi che ben valgono i silenzi dell’omertà. Ogni giorno in posti diversi, l’incontro di persone da cui ricavare saperi, con cui trattare problemi complessi in modo diretto, facile, comprensibile. Le abbiamo ascoltate camminando, seduti nelle loro rispettive sedi, sui gradini delle scale nei giardini, in piedi per strada sotto il sole. LA II O è sempre stata lì, con un’attenzione mai sollecitata, con la sua partecipazione un po’ silenziosa, ma vera. Ci sono momenti in cui si sente di aver fatto la cosa giusta quando lo dicono gli occhi dei ragazzi, quando si percepisce che la consapevolezza del progetto sulla legalità è dentro di loro. Si è parlato di pizzo, di organizzazione contro il pizzo, di beni confiscati, di mafie, di controllo del territorio di intrecci fra mafia e politica, mafia e religione, di singoli individui, di storia e di storie di uomini e donne che hanno messo in gioco la loro vita per la loro terra ed il trionfo della legalità. Non è necessario interrogare per capire che i ragazzi sono sul pezzo, seguono, fotografano, registrano fiumi di parole, scaricando le batterie dei telefoni, prendono appunti. Le verifiche potrebbero essere le telefonate in cui narrano nei minimi dettagli dove sono stati o chi hanno incontrato, cosa è stato più emozionante o più noioso o forse gli abbracci o le strette di mano sincere che tributano a chi ha parlato con loro, anziché gli applausi da stadio che ogni tanto si sentono in auditorium a scuola. Per non parlare poi del momento in cui sulla collina di Capaci, da dove è stato innescato il tritolo della strage che ha visto la morte di Falcone, tra il silenzio ed il profumo del mare risuonano le parole di Antonio, il fotografo che pochi minuti dopo l’attentato è giunto lì. Parole calde per emozioni forti che investono i volti dei nostri ragazzi in cui solo gli occhiali scuri celano le emozioni e in alcuni le lacrime. Quando mai le nostre migliori lezioni giungono fin qui? Si capisce di aver colto nel segno quando mentre il figlio e un amico di Dolci parlano ai ragazzi del metodo di studio e lavoro della maieutica, del ricercare soluzioni insieme a problemil aperti, proposto da Danilo ai contadini ed ai pescatori, i ragazzi si voltano e dicono:”Come noi, prof! ” Mentre si vorrebbe dire un grande grazie ai ragazzi perché si sente pulsare l’idea della comunità, dell’apprendere insieme, dello scatenare domande per curiosità che è il sale della scuola e delle disposizioni della mente, si sovrappone l’idea di dover dire un grazie ai genitori che nel loro sforzo economico hanno scommesso sull’educazione alla legalità, sulla crescita dei propri figli, anziché sull’acquisto di una felpa firmata. Immediato affiora un ultimo grazie: quello ad Addiopizzo travel. Ci ha offerto un percorso di qualità dove ogni tassello, compresi i pasti, avevano un filo rosso, in un processo coerente e motivante che i ragazzi hanno percepito. Quando mai nel tempo libero, la notte i ragazzi hanno discusso le foto delle giornata, le immagini da inviare per il contest fotografico richiesto loro sul percorso? Ebbene alle ore due è accaduto anche questo. Il merito della qualità delle persone che ci hanno accompagnato e sono state selezionate per noi: Linda, la nostra mediatrice e creatrice di opportunità culturali, che ha sempre motivato i ragazzi senza annoiarli mai, l’autista del bus che è sempre stato solare e super disponibile, gli esperti ed i testimoni mai scontati e banali, capaci di destare interesse nella maggior parte delle loro “lezioni di vita”. Un capitolo di soddisfazione a parte è quello sul modello educativo. Si capisce il senso di quasi due anni di lavoro quando per una settimana non vi sono mai momenti tensione, quando non si deve mai alzare la voce, quando anche i litigi fra ragazzi sono ricomposti dal gruppo, quando tutti camminano, mangiano, si attengono alle decisione degli insegnanti, senza lamenti, senza discussioni. E’ motivo di orgoglio vedere i ragazzi pronti a mediare in modo naturale per prendere decisioni condivise; fare nottata ed essere puntuali al mattino, alle otto, spaccando il minuto; uscire dall’ostello con il sacchetto dell’immondizia dopo aver imparato a tenere pulita l’aula; accettare consigli e rimproveri da adulti. L’esito di quanto seminato si fa concreto ed evidente e non può che generare soddisfazione. Anche quando gli esempi che si potrebbero fare non sono positivi e ci si rende conto dell’estrema dipendenza di alcuni ragazzi dal fumo si coglie il senso dell’azione educativa che facciamo a scuola. E mentre il treno giunge nei pressi di Torino, svanisce anche l’ultimo pensiero relativo alle tante responsabilità degli insegnanti in gita, ma che in sette giorni è stato abbondantemente compensato dall’idea di una scelta giusta come quella fatta Consiglio di Classe, sostenuta dalla Dirigente e dal Consiglio d’istituto, in uno stile che orgogliosamente ci piace pensare sia lo stile Majorana.
Alberto Elia e Antonella Martini